Era sempre li , dietro la vetrina della libreria di mio padre, protetta nella sua custodia di cuoio nero. Mi fermavo ad ammirarla tutti i giorni, non osavo toccarla, nessuno osava. Mio padre l’aveva acquistata quando era giovane ed era gelosissimo della sua Yashica FX-7 super, accessoriata di tutto, con il suo flash dedicato. La custodiva gelosamente e non permetteva a nessuno di toccarla, sopratutto per il valore simbolico che aveva. Uno dei ricordi più bello che io abbia mai visto è stato scattato proprio con questa macchina fotografica. Era il giorno del mio battesimo, mia madre era seduta davanti all’altare, rivolta verso mio padre che scattava, con mio fratello accanto e me in braccio, con il vestito bianco tipico per i battesimi in quegli anni. Quella foto adesso fa da sfondo agli smartphone dei miei genitori. Quanto tempo è passato. Quanti passi avanti ha fatto la tecnologia, specie in ambito fotografico, da quel 1987, ma lei, la Yashica resiste, non perde un colpo, e adesso che non è più ferma dentro una libreria, ma funzionante nelle mie mani, ha ancora più valore ai miei occhi.

E’ un pezzo di storia che porto con me, della mia storia, della storia di una famiglia. La prima “fabbrica sogni”. Citando la battuta di un film “gli eroi vengono ricordati, i miti non muoiono mai”. E lei è un mito.